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Quando mi sono trasferito qui nel 2001 si parlava dell'imminente apertura delle Terme di Pitigliano, associando sempre il discorso a considerazioni sul potenziale incremento del turismo e valorizzazione della zona. Ebbene le Terme di Pitigliano sono l'ennesimo tassello che compone il grande puzzle dei fallimenti italiani.
Cercando in rete "terme di Pitigliano" non sono riuscito a trovare nessuna recensione critica sui soldi spesi per una cattedrale del deserto mai aperta, ma ho trovato siti web che ne decantano le meraviglie - con date recenti! - come se realmente esistessero. Ho deciso quindi di riportare alcune conclusioni sulle mie "indagini", sperando sul vostro contributo per arricchire la storia di questo scandalo locale.
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La Tomba Ildebranda fu scoperta nel 1924 è considerata per la sua particolarità architettonica il più importante monumento della necropoli non solo sovanese, ma anche dell’intera etruria. Fù così battezzata perché non sapendo nulla a riguardo del personaggio che si fece costruire una così imponente "tomba monumentale", gli scopritori vollero darle il nome del più illustre cittadino di Sovana.
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La prima volta che sono arrivato a Sovana, credo nel 1986/87, pioveva. Scappati dal mare con alcuni amici, con ancora la sabbia appiccicata nelle mutande, fermamente decisi a visitare l'entroterra vista la giornata da "aguacero" tropicale.
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La scoperta delle tombe di Sovana è avvenuta nel 1843 ad opera di un archeologo inglese S.J.Ainsley che dichiarò di aver mai visto un luogo come Sovana, con una così alta densità di tombe scavate nella roccia. La grande necropoli è sicuramente una delle testimonianze più suggestive ed importanti che ci ha lasciato questa affascinante popolazione sviluppatasi prima del grande periodo di egemonia di Roma. L’area di Sovana, poco distante dalla Via Clodia, era identificata nel territorio delimitato dalla via Aurelia e dalla via Cassia, arterie di comunicazione principali alle quali il territorio interno si allacciava con una serie di strade e sentieri che seguivano il corso del fiume Fiora.
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Sovana. Sotto la chiesa una pentola di monete d'oro Elisabetta Giorgi Il Tirreno, 13 novembre 2006
Gli elfì le nascondevano ai piedi degli arcobaleni. I troll e i leprecani (personaggi che popolavano le favole norvegesi e irlandesi) all'interno degli alberi. Gli antichi abitanti di Sovana, invece, le pignatte piene d'oro le seppellivano sotto il terreno, i pavimenti o vicino agli stabilimenti termali. Sembra uscita da una fiaba, l'eccezionale scoperta avvenuta a Sovana, dove - durante il restauro dell'antica e sconsacrata chiesa di San Mamiliano, nella piazza centrale del borgo - è stato trovato un tesoro di straordinario valore, custodito da 1600 anni in un coccio di terracotta frantumato. È una pignatta piena di monete d'oro zecchino risalente alle invasioni barbariche: 498 esemplari con i volti degli imperatori d'Oriente e Occidente.
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La prima occupazione del pianoro tufaceo di Sovana sembra risalire all'età del Bronzo (XVI-X secolo a.C.). Nel periodo villanoviano (IX-VIII secolo a.C.) venne abbandonata, per essere rioccupata solo all'inizio del VII, come dimostrano i reperti più antichi rinvenuti nei corredi tombali.
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Sovana, o meglio Suana com'era conosciuta in epoca etrusco-romana, è uno splendido e ben conservato borgo - tra i "Borghi più belli d'Italia" - situato nel cuore dell'Area del Tufo.
Arrivare a Sovana è un emozione particolare, sembra di tuffarsi nel passato: la caratteristica pavimentazione a spina di pesce, le case in tufo, i fiori in strada, tutto concorre nel rapire il visitatore trasportandolo in epoche remote.
Il territorio nel quale sorge la cittadina di Sovana si presenta come un luogo assolutamente magico e spettacolare nel suo insieme, indubbiamente ricco di opere d’arte antiche, con le sue tombe e le sue necropoli etrusche che negli anni hanno donato un grande numero di reperti e corredi funebri oggi custoditi nei musei di tutta Italia, le misteriose vie cave che la circondano.
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